venerdì 21 ottobre 2011

Riporre il libro sullo scaffale e lasciar cuocere a fuoco lento...

No, non sono impazzito! E non voglio nemmeno parlare di qualche strana ricetta riesumata da tomi polverosi. Voglio invece introdurvi a un cruccio del bibliofilo: lo slow fire (letteralmente incendio lento/fuoco lento, una buona traduzione è rogo lento).
Un rogo di libri a Berlino
Per quanto ravvicinare i termini rogo e libri possa far tornare in mente momenti oscuri della Storia, il processo dello slow fire non è frutto di malsane ideologie, ma dell'evoluzione industriale.

Ma in cosa consiste questo pernicioso fenomeno? Beh, vi è mai capitato di prendere in mano un vecchio libro del nonno, o un polveroso volume in biblioteca e notare che il colore della carta è più scuro del normale, magari addirittura marrone o rossiccio (come se il libro si fosse abbronzato)? Quello che avete visto è un effetto degenerativo in corso nella carta, causato dalle sostanze chimiche utilizzate nella produzione della carta a base di polpa di legno. Si tratta di un processo distruttivo che richiede decenni (dipendentemente dalla qualità della carta) ed molto difficile da arrestare (sono necessarie procedure deacidificanti non alla portata di tutte le tasche, incluse quelle di molte biblioteche): all'inizio la carta si "abbronza" (brunitura) ed il problema è solo estetico, poi comincia ad assumere un colore marroncino (quasi bruciaticcio) e a diventare fragile, sviluppando crepe e infine sbriciolandosi. Una brutta prognosi!
Bruniture su una edizione de I demoni del 1930

Il problema ha avuto origine verso la fine del XIX secolo, quando i nuovi sistemi di produzione della carta si erano ormai diffusi in tutto il mondo occidentale. Nei secoli precedenti la rivoluzione industriale la carta non veniva prodotta utilizzando polpa di legno, ma macerando stracci (da qui il nome carta di stracci) perlopiù di cotone: questa carta era costosa da produrre, sia per la manodopera richiesta, sia per la materia prima (bisognava procurarseli, gli stracci!), quindi un sistema in grado di produrre un supporto da stampa più economico è risultato ben accetto. La carta di legno è stata foriera di grandi cambiamenti nel mondo editoriale (e, purtroppo, causa di gravi danni ambientali): l'abbassamento del costo del materiale ha reso realizzabile la creazione di copie "economiche" per la massa, ad esempio. L'utilizzo delle fibre del legno in sostituzione a quelle di cotone richiedeva però un trattamento chimico diverso da quello della carta di stracci, trattamento che aveva l'effetto di acidificare la carta e innescarne col tempo la degenerazione: un problema risolto solo recentemente (non dispongo di date esatte, ma ho incontrato libri datati circa 1970 che hanno iniziato a "brunire" vistosamente) con lo sviluppo di procedimenti produttivi liberi da componenti acide.

Provate a riflettere su quanti documenti stampati nell'ultimo secolo e mezzo potrebbero andare perduti a causa di questa lenta distruzione: forse una massiccia opera di digitalizzazione ne salverà la maggior parte, ma anche il digitale ha i suoi problemi.