mercoledì 2 marzo 2011

...e Martedì Grasso s'avvicina

Mentre fuori nevica, rannicchiato al calduccio con tanto di gatto sulle gambe, sgranocchiando qualche chiacchiera (o frappa, crostolo, sfrappola... come vi pare) preparata da mia nonna, decido che è il momento di scrivere qualcosa di "carnevalesco", se non altro per risollevarmi da quell'umore nero che mi ha tormentato nell'ultimo paio di giorni.
Frugando tra gli acquisti fatti a Piazzola la scorsa domenica (vedi post), recupero la raccolta di sonetti e liriche (Lirici antichi, serj e giocosi, fino al secolo XVI) e mi metto alla ricerca di una risata... ed eccomi accontentato da una composizione carnascialesca del fiorentino Burchiello (1404-1449), molto (ma molto) politically-incorrect. Ve la riporto qui:

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Io ti voglio consigliare
Senza chiedere il consiglio;
Non voler moglie pigliare,
Se tu vuo'fare il tuo miglio;
Non entrare in tal periglio,
Se vuoi star lieto e contento;
Che non c'è maggior tormento
Sotto il ciel, che l'aver moglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Sai perchè lo fece Dio?
Per degnarci al paradiso,
E quest'era il suo desio,
E per scampar canto e riso,
Che non s'ha, io te n'avviso,
Quella gloria senza pena:
E non c'è tal disciplena
Sotto il ciel, che d'aver moglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Vuo' veder tu s'egli è vero?
Pensa un poco al padre antico,
Onde poi per tal mistero
Fummo in bocca al gran nimico,
Solo per mangiar del fico
Per cagion di quella vana:
E non c'è cosa più strana
Sotto il ciel, che d'aver moglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Io lo so che l'ho provato,
E lo provo a tutte l'ore;
Che ho moglie e parentato
Di tormento e di dolore.
Vuo'tu far lo tuo migliore?
Non la torre, o fratel mio,
Ch'io ti giuro in fe di Dio,
Che non c'è le maggior doglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Guarda come io ero grasso,
Trionfal, bello, e polito,
Ed ora son smagrito e lasso,
Tutto quanto sbalordito:
Questo avvien che son marito;
Questo è bene il nome drito,
Non marito, anzi smarrito,
Di qualunque piglia moglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.

Ella m'ha cavato il suco,
Ti so dir come sedei;
Che mai più non mi riduco,
Si mal stan li fatti miei:
Ben peggior di morte sei,
Nè mi posso tener ritto,
Io sto lasso e tutto afflitto,
Pien di guai e pien di doglie.

Fratel mio, non pigliar moglie,
Se non vuoi tormenti e doglie.
Non me ne vogliano le signore che passano di qui: in realtà non condivido questa critica feroce (anzi, nel mio caso si potrebbe dire che sono io a causare tormenti e doglie!), ma ho riso talmente tanto che non ho potuto non pubblicarla.
Prendetela come una carnevalata, buon divertimento a tutti (e a tutte)!

Aggiornamento 5/03/2011: il componimento è uno strambotto, con qualche variazione.